domenica 15 gennaio 2012

Capitolo 14





Capitolo 14 – Edward

Respiravo il suo odore intrappolato tra le dita.
 Ne assorbivo ogni residuo fino a riempirmi i polmoni.
Avvolgere il suo volto ancora una volta tra le mani… 
Così vicino…così delicato….
poter scorrere le dita sulla sua bocca…
il profumo di lei.
Com’era bello, tornare indietro nel tempo,
Riassaporare emozioni che avevo quasi dimenticato.
I suoi dolcissimi occhi velati dal pianto.
Il caldo sapore delle sue lacrime mi rimase sulle labbra.
Le leccai per imprimerne il ricordo.
Isabella non era una donna come le altre, non lo era mai stata.
Avevo avuto molte esperienze prima di lei…la mia giovinezza, passata di notte nei locali con Jasper, mi aveva dato modo di incontrarne molte e di vivere avventure più o meno occasionali.
Quel bagaglio di vissuto era servito come materiale per le mie storie , ma non avevano avuto successo fintanto che lei non era entrata nella mia vita.
La magia era avvenuta con la sua comparsa…
Il sesso in sé non mi aveva mai appagato…o per lo meno non mi era mai sembrato tanto appagante, quanto dopo averlo fatto con lei la prima volta.
 Non trovavo mai parole adatte a descrivere la nostra prima volta e per quanto avessi cercato di mettere su carta quel che avevo provato…non vi ero mai riuscito veramente.
Isabella andava oltre…tra noi c’era magia…alchimia, un susseguirsi di giochi ad incastro che non erano ripetibili e nemmeno descrivibili…
solo io…e soltanto lei…avremo mai saputo quel che si poteva provare a fare l’amore noi due. 
Incontrarla mi aveva arricchito emotivamente e ora che mi ero imposto di starle lontano sentivo che il vuoto che avevo dentro dipendeva proprio da questa mancanza.
Mi stavo spegnendo…
Mi aggrappavo ai ricordi per riuscire ancora a sentirmi vivo …perchè senza di lei ..ora…chiuso tra quelle mura spesse…non ero niente.
Nessuna luce.
Nessuna gioia.
Solo giornate una uguale all’altra in un susseguirsi senza fine.
Serrai le palpebre per rivivere il suo volto che gemeva, soltanto per averle sfiorato le due dita in quel punto delicato appena sotto le unghie perfettamente bianche e pulite…perfette.
Dio come mi faceva impazzire sentire quel sospiro uscire lento dalle sue labbra….era musica…molto più bella di quella che avevo composto io per lei e soltanto per lei.
 Mi aveva regalato un sorso di vita…di luce…di amore.
 Quanto ero stato sciocco a dimenticare tutto questo.
 Cancellarlo dalla memoria era inutile, vi era impresso in modo indelebile e sarebbe rimasto per sempre con me.
Quando sentivo la sua voce…quel denso suono di velluto mi penetrava dentro la bocca…e nel naso…fin dentro le ossa.
Lei era in  me ed io ero in lei…questa era la verità.
Negarla era assurdo.
Io ero assurdo.
“Oh Bella…quanto tempo abbiamo trascorso felici insieme, senza nemmeno immaginare che avremmo potuto trovarci in una situazione simile. Mi manchi da morire amore mio…tu non sai quanto.”
Lei era lì…a due passi da me…e mi voleva.
Desideravo quasi tornare indietro, girare quel mezzo che ora rappresentava le mie gambe e dirle che non potevo continuare a vivere senza sentire le sue mani…il suo sospiro…la voce del suo amore…che non mi importava nulla di quello che aveva fatto…e che l’amavo al di là del tempo dello spazio…di tutto.
Mi voltai verso la porta chiusa….sapendo che tutto quel bel discorso sarebbe rimasto soltanto nella mia testa e che lei…non l’avrebbe saputo mai.
Isabella non meritava uno storpio al fianco…ed io non meritavo di avere lei ad occuparsi di me.
Chiusi gli occhi permettendomi ancora il lusso di ricordare quei momenti intensi che ci eravamo regalati nel corso degli anni.
Erano molti eppure li ricordavo uno per uno..quasi avessi in testa l’elenco ordinato delle date e dei luoghi.
 Ricordavo perfino le sue espressioni…ogni volta che l’avevo sorpresa con follie che riservavo solo e soltanto a lei.
 Era un gioco bellissimo veder nascere la sorpresa sul suo viso, si accendeva e gioiva come fosse una bambina… poi però…quando rimanevamo soli diventava la donna più seducente e femmina che avessi mai incontrato. Calamitava tutta la mia attenzione e, dopo lei, le altre donne non erano esistite più…perché nessuna poteva anche lontanamente reggere il confronto. Amava il mare…quell’immensa distesa d’acqua ricolma di vita pulsante era il mondo che sognava di abitare. Mi aveva confidato di sognare da bambina di essere una sirena…e di voler solcare le acque così come facevano i delfini…. A modo suo c’era riuscita, visto che come una sirena incantatrice mi aveva fatto cadere  nella sua trappola di seduzione…senza desiderare mai di esserne liberato.
Bambini entrambi avevamo fantasticato per anni…
Mi nutrivo di lei…ogni giorno la mia dose per sopravvivere…e in cambio gli lasciavo parte di me…che lei conservava nel suo cuore…dove io volevo essere e dove solamente mi importava di stare.
Quelle lacrime di poco prima mi avevano confuso…non avevo mai desiderato che soffrisse…mai.
 Mi ero tenuto lontano da lei proprio per impedirle di condividere la mia sofferenza…ma non ero sicuro di aver agito bene.
Lei soffriva ugualmente e forse molto di più.
Ma cosa sarebbe accaduto se provando ad avvicinarmi avesse scoperto che non ero più quell’uomo sempre pronto a compiacerla…quando avrebbe cercato sul mio corpo la soddisfazione che meritava e che non ero piu’ in grado di darle….
Ora lo cercava altrove.
Una densa fitta di gelosia mi tolse l’aria….ingoiai l’amara realtà.
Non sarebbe accaduto se io fossi stato ancora l’uomo che ero.
Mi convinsi di questo…ma non bastò per farmi sentire meglio.
Dio quanto avrei voluto cancellare dalla mia storia quel maledetto giorno…
Stavo correndo da lei per dirle che avevo trovato la casa sulla spiaggia che avevamo tanto cercato e la fretta di portarle la notizia di persona mi aveva fatto pressare il piede sul pedale dell’acceleratore.
Era stata colpa mia se quel camion mi aveva colpito in pieno tagliandomi la strada…non avevo visto il segnale di precedenza e la musica che ascoltavo a volume altissimo mi aveva impedito di sentire il forte rumore di clacson che l’autista del camion mi aveva lanciato.
Erano bastati pochi istanti e la mia macchina si era infilata sotto al grosso mezzo schiacciandosi all’interno di una delle ruote enormi sulle quali viaggiava.
Non ricordavo altro…
Il buio intenso dentro al quale ero piombato era durato giorni interi e al mio risveglio niente era più come prima che accadesse.
Niente.
Al mio fianco Isabella c’era stata sempre… a tenermi la mano….ma ogni volta che aprivo gli occhi leggevo una sofferenza tale sul suo viso da non riuscire a sostenerla…non volevo accadesse questo….non a Isabella.
Isabella…che nome stupendo, sembrava inventato per lei…per la mia donna.
Una fitta intensa mi attraversò la mente e il petto, trafiggendomi come una spada acuminata fino a conficcarsi nello stomaco vuoto….colmo solo di
solitudine e di angoscia.
 Sospirai…impedendo all’aria di rientrare nei polmoni.
Sospeso tra la vita e la morte …
Pensai che sarebbe bastato smettere di respirare e tutto sarebbe finito…
pochi istanti…
e poi la sofferenza per tutto questo sarebbe scomparsa nel nulla…
eclissando nell’oblio l’infinita ruota dei miei pensieri in agonia.
Due colpi di tosse mi costrinsero ad incamerare ossigeno…e premendomi il petto decisi di non  sfidare la sorte oltre quel che già avevo fatto.
La casa era al buio…e in silenzio.
Le ombre della notte leccavano le pareti disegnando immagini in continua evoluzione…altalenanti tra le righe dell’infisso proiettate sullo sfondo.
 Il cono di luce che filtrava dal vetro era il faro del porto….troppo lontano per essere ben definito. Un alone lo avvolgeva ogni volta che passava davanti alla finestra, quasi tentasse di aggrapparsi al mobilio prima di essere strappato nuovamente e portato via …a compiere sempre lo stesso identico giro.
Sentivo freddo…
Ancora non avevo indossato niente.
Accarezzai il petto…lì dove le sue dita mi avevano sfiorato…e un fremito mi colse.
Mi eccitavo sempre quando le sue unghie mi sfioravano la pelle o si infilavano tra i capelli…ma ora….
Permisi a quel pensiero di penetrarmi dentro…di solleticare le mie fantasie, di rimettere in moto quel meccanismo che si era rotto…ma che Jasper continuava a farmi credere fosse solo un mio problema.
Lasciai che la mano scivolasse in basso e che le dita si infilassero oltre il laccio dei larghi pantaloni grigi della tuta.
Chiusi gli occhi e immaginai lei….lasciando che fossero i ricordi più dolci e sensuali a guidare la mia mano.
Raccolsi tra le dita quel che rimaneva del mio essere uomo e giocai ad accarezzare…a stringere….aiutandomi col ricordo di quello che in lei amavo di più.
E quasi la vidi…il colore ambrato della sua pelle…
I capelli aggrovigliati ad incorniciarle il viso eccitato…
La curva tenera del seno che ondeggiava al ritmo delle spinte.….
Strinsi più forte…
Provai a rivivere quegli attimi infiniti nei quali Isabella si portava sopra di me e lentamente mi conduceva al delirio…sapeva dosare i tempi e i movimenti. Riassaporai la gioia di scivolare dentro di lei.
Calda e bagnata… era una favola.
Mi stringeva e rilasciava a suo piacimento ed io rimanevo sempre sorpreso della fantasia che aveva quando facevamo l’amore…un artista…la chiamavo così. Sorrisi a quel nomignolo che non usavo da…un’ eternità.
Aumentai il ritmo e il respiro mi seguiva assorbendo dalle labbra quel che rimaneva del suo sapore salato.
 Leccai quella linfa….e misi le dita in bocca.
Succhiai avidamente il suo odore…lei….soltanto lei.
Fui assalito dal desiderio di averla…tanto da ansimare per il bisogno…ma ciò che stringevo e lavoravo con insistenza…mi abbandonò in fretta.
Una breve ed insignificante erezione mi lasciò ancora più frustrato.
Irritato sbuffai deridendo me stesso…
Tolsi la mano e rimisi a posto il pantalone e il suo inutile contenuto.
Raccolsi le mani nei capelli …strinsi forte gettando in alto la testa.
“ Ma che cazzo sto facendo….è tutto inutile...”
Abbassai lo sguardo.
Ruotai la  sedia e mi diressi nel bagno.
Lo specchio rifletteva la mia immagine,  regalandomi solo la parte migliore di me…quella che ancora funzionava, ma che senza l’altra era del tutto inutile.
Afferrai la maglietta nera e la infilai sollevando le braccia. La barba era di qualche giorno, ma non mi importava..nessuno doveva vedermi e l’indomani Rose avrebbe provveduto.
Rose..
Non avevo ancora pensato a lei.
La immaginai preoccupata e ansiosa di sapere cosa fosse accaduto.
Isabella aveva agito in modo pesante e quella creatura non meritava un trattamento simile.
 Jasper aveva pregato Isabella di rimanere in casa per qualche giorno… incontrarsi sarebbe stato forse fuori luogo.
Mi mossi veloce e raggiunsi il telefono…l’avrei chiamata.
Era il  minimo che io potessi fare.
Composi il numero e rimasi in attesa…
Pochi istanti e la sua voce calda  rispose.
- Pronto? –
- Rose sono io. –
- Buonasera Edward. – Non era sola…o mi avrebbe risposto diversamente. Per qualche strano motivo la cosa mi infastidì.
- Come va? – Silenzio.
- Mi dispiace molto per la situazione che si è creata…Rose ti chiedo scusa. –
Improvvisamente sentii tutto il peso della responsabilità dell’accaduto.
-  Per me stesso e anche per Isabella. –
Silenzio dall’altra parte….solo un sospiro rassegnato…come se non potesse o non volesse dire nulla. Poi si fece coraggio.
- Le volevo chiedere se potevo prendere un paio di giorni di permesso. –
- Rose ti prego…non fare così….si sistemerà tutto. –
- Devo insistere…ne ho davvero bisogno. Lunedì sarò di nuovo da lei e così…potremo …parlare…- Vaga e sofferta la sua voce mi fece male.
- D’accordo…non ti devi preoccupare…ci vediamo lunedì. –
- La ringrazio…lei…sta bene? – Mi parve di vederla… sistemare la ciocca di capelli dietro l’orecchio…quel gesto…lo faceva sempre…
- Sto bene Rose…sto bene…- Sospirai. Colorai i contorni di quel pensiero.
Il risultato fu sorprendente…ogni dettaglio del suo viso mi fu chiaro…come l’avessi avuta davanti.  Era un pensiero che mi faceva stare bene.
- Bene. Se ha bisogno di me può chiamarmi in qualsiasi momento…io ci sarò. – La tenera Rose di sempre.
- Ti ringrazio, ma non credo sarà necessario. – Altra pausa. Non volevo chiudere.
- Sei con lui?-  Sapeva a chi mi riferissi…lei sapeva sempre tutto di me.
- Si, certo. – Lo disse decisa…quasi come si liberasse da un peso.
- Bene! Allora ti lascio alla tua serata. Goditi questi giorni di vacanza, te li meriti…e non pensare a me. – Era una bugia.
- Buonanotte Rose…- Esitò…la sentivo. La immaginai mordersi le labbra.
- Buonanotte Edward. – E chiuse la comunicazione.
Rimasi a guardare l’apparecchio muto nelle mie mani.
Rose…
Era la prima volta che rimaneva lontana per così tanto tempo.
Ogni giorno si occupava di me…era parte della mia giornata…della mia attuale vita.
Non le avevo mai dato la giusta importanza e mi ripromisi di rimediare.
Rose era il mio angelo.
Il pensiero si estese dal viso al resto del suo corpo…e mi sentii colpevole e allo stesso tempo incapace di resistere ad esplorarlo…
Mi scossi e allontanai quel proposito.
Non avevo cenato, ma non avevo fame.
Isabella…
Mi avvicinai lentamente alla camera, mentre il cono di luce aggrappato alla grande finestra scivolava su di me. Un leggero ticchettio ruppe il silenzio…
Pesanti gocce di pioggia rigavano il vetro spesso…riflettendosi sulle pareti illuminate, come lacrime colavano veloci verso il basso, quasi che la Natura ferita piangesse il suo dolore. Aspettai che la luce scemasse altrove, in quel suo ciclo infinito e varcai la soglia della nostra camera da letto.
Isabella stringeva un lembo di lenzuolo tra le dita e lo aveva portato alla bocca…come fanno i bambini con i loro peluche.
Dormiva di lato…rivolta verso il mio letto poco lontano dal suo.
Rimasi a contemplare ogni dettaglio del viso…delle tenere dita che stringevano forte la stoffa candida.
Non volevo perdere tutto quello che Isabella rappresentava…anche se questo significava soffrire entrambi.
Cosa potevo fare?
Rimasi ore a cercare una risposta che non trovai…
accarezzandole  i capelli abbandonati sul cuscino…
le dolci linee del suo viso…
la mia Bella…
Il sonno mi colse…e nei miei sogni la incontrai….

venerdì 13 gennaio 2012

Capitolo 13


Capitolo 13 – Isabella


Sulla sponda di quella stanza allagata la mia pazienza naufragava, ormai stanca di sopportare la pesantezza di un sospetto che prendeva sempre più forma nelle mie fantasie.
Edward e Rose continuavano a scambiarsi sguardi che non riuscivo a decifrare ed ogni istante in cui  rimanevano in silenzio a guardarsi non faceva che peggiorare la situazione.
Giunsi al limite ed esplosi.
- Posso sapere che sta succedendo qui? –
Edward mi osservava. Tutta la gioia che avevo letto prima sul suo viso era scomparsa dileguandosi e al suo posto era tornata a mostrarsi quella maschera che solitamente indossava in mia presenza. Assistetti a quella trasformazione stringendo tra i denti un fiume di insolenze, artigliando con forza il manico della mia borsa quasi fosse un’arma. Rosalie era alle mie spalle, non parlava ed io evitavo di girarmi per non dover affrontare quei suoi occhi maledettamente blu. Il desiderio di colpirla mi tentava, sarebbe bastato far ruotare il braccio e l’avrei scaraventata facilmente a terra. Edward mi distrasse da quegli intenti così allettanti.
- Solo un piccolo incidente. –
 Lo disse come se stesse raccontando una notizia sentita alla tv. Tentava pure di sorridere..ma la  mia faccia lo dissuase.
- Ah si? E sentiamo…quale piccolo incidente? Ti ricordo che ho trovato la tua infermiera nuda nel corridoio…con in mano un mio vestito. –
- Aveva il mio permesso…-
Calmo e impertinente sembrava divertirsi a farmi del male.
- Per fare cosa? Girare nuda per casa? –
Continuavo ad alzare il volume, perdendo via via ogni controllo. Saliva di tono ad ogni sillaba.
- Mi permetta di spiegarle signora Cullen.. – Odiai anche la sua voce. Si muoveva dentro al mio vestito senza avere nulla sotto e il pensiero mi fece diventare una belva.
- Non ti permetto proprio niente e ti pregherei di stare zitta e di lasciarmi parlare prima con mio marito. –
Calcai l’ultima parte della frase per sottolinearne il possesso. Mentre scorrevo il suo corpo con gli occhi non potevo fare a meno di notare quanto fosse stramaledettamente bella.
- Ma io devo assolutamente spiegarle quello che è successo…- Edward la interruppe.
- Rose…ti prego…è meglio che mi arrangi io con lei. Va a casa! –
Imperativo, egli non mi dava modo di gestire nulla.
Non potevo permetterlo.
Incalzai con maggiore decisione.
- Lei?….adesso sono diventata lei? –
 Nella mia voce un’acidità che non ricordavo di aver mai avuta e che odiavo io stessa. Mi rivolsi a Rose.
- No! tu rimani qui finchè non mi direte esattamente cosa cazzo è successo qui. Una festa privata? –
 Guardavo entrambi con disprezzo.
 Si scambiavano occhiate d’intesa. Vedevo scorrere tra loro dialoghi muti che non riuscivo ad intendere e la cosa mi ferì e mi fece infuriare allo stesso tempo. Edward da mesi non mi dava più modo di usare neanche la voce per parlare con lui…invece con lei….
- Stavo solo facendo il bagno. –
Manteneva un tono di voce neutro…forzatamente basso, per infastidirmi ancora di più.
- Mi sembra che lo abbiate fatto entrambi…vi siete divertiti almeno?-
Rose aveva cominciato a raccogliere le sue cose e infilato il cappotto si stava dirigendo alla porta. Si muoveva in fretta, lo sguardo basso…non capivo se fosse preoccupata o trovasse buffa la situazione. Non sopportavo quell’espressione illeggibile che mostrava sempre. Si prendeva gioco di me. Le afferrai il polso.
- Aspetta un momento …non ho ancora finito di parlare con te. -
- Lasciala stare Isabella! – Duro come non lo avevo mai sentito mi tolse l’energia e in attimo cambiò espressione.
- Perchè dovrei? Eh? E’ una cosa indecente quello che succede in questa casa quando non ci sono e…-
- Ora basta! – Urlò sporgendosi in avanti.
Spostò lo sguardo in direzione di Rose che rimaneva rigida sotto la mia mano ancora stretta sul suo polso.
Una coltre di silenzio permeò la stanza di un’atmosfera pesante che quasi rivestiva le pareti facendole apparire come polmoni pulsanti. Sentivo dentro al petto il tonfo sordo del mio cuore che combatteva per sostenere una tale pressione. Non volevo perdere mio marito…non volevo che quella donna mi rubasse l’unico uomo che nella mia vita mi aveva fatta sentire donna…che mi aveva regalato il sogno di un amore grande e forte oltre ogni confine. Mi apparve che improvvisamente tutto quello che mi era accaduto nella vita fosse sbagliato…tranne lui…tranne noi.
La lasciai libera …
- Va a casa Rose! – Un comando secco.
Obbedì non appena Edward aprì bocca.
Ascoltai i suoi passi allontanarsi veloci, lasciandoci soli a fronteggiare quell’assurda situazione che si era creata.
- Ora dimmi Bella…cosa trovi indecente eh?- 
La voce strisciò dalla sua gola grattando le pareti delle mie orecchie…ruvida e profonda solcava al suo passaggio lasciando ferite sanguinanti. Non riuscivo più a parlare…e ascoltare faceva male.
- Trovi indecente che Rose sia qui ogni giorno ad occuparsi di me? –
Come rocce taglienti egli lanciava ogni sillaba lapidando quel che rimaneva della mia collera. Non avevo più forze per combatterlo…
Mi sembrava come sempre che qualsiasi cosa facessi,  risultasse tutto inutile.
I suoi lineamenti erano alterati dall’odio che serbava dentro di sé e che per mesi aveva trattenuto. Sapevo di avere colpe inenarrabili e per quanto potessi essere in collera con lui per ciò cui era stata costretta ad assistere..la vergogna per me stessa e per ciò che facevo da mesi… a lui …e a noi …era più forte.
- Trovi indecente che sin dal primo giorno dopo l’incidente lei sia sempre stata al mio fianco a tenermi la mano quando stavo per cadere? Eh? –
Tratteneva a stento la voce che dietro a quel profondo tono rude urlava ben altro.
Al fine accadde….ed io smisi di sentir battere il mio cuore.
- Isabella tu non puoi dire nulla di Rose. Sei l’ultima persona al mondo che possa parlare di decenza…-
 Le parole mi investirono ferendomi a morte.
- Tu che stai mandando a puttane la tua vita…che giochi a fare l’avvocato di giorno e poi la notte sparisci chissà dove…Tu parli? – Si sporgeva sempre più in avanti…era fuori di sé.
Rimasi immobile…mentre andavo velocemente a fondo.
- ...Ma con che coraggio vieni a dire a me cosa fare della mia vita eh? Non ti piace che sia una donna a toccarmi? E’ il suo lavoro cazzo…sono su una sedia a rotelle se non te ne sei accorta. Ma dove vivi eh?–
Incontrollabile dava sfogo a tutto quello che giaceva nel profondo del suo malessere….ed io morivo…sentendo in cuor mio di meritare la punizione che mi veniva inflitta. Oramai urlava.
- Come credi mi senta quando torni a casa prima dell’alba che puzzi di fumo e di peggio….Quando fingi di dormire e magari ripensi a quel…-
Si trattenne, strinse forte gli occhi e i denti, le sue labbra tirate in una piega amara. Sfogò la sua rabbia grugnendo e colpendo entrambe le ruote  della sua sedia che traballò. Vidi la sua gamba destra scendere dal supporto e poggiarsi  sul pavimento bagnato. Temetti stesse per cadere e istintivamente mi allungai di due passi verso di lui. Il velo d’acqua mi tradì e ancor prima di raggiungerlo mi ritrovai a terra, battendo forte il ginocchio e la spalla. La testa aveva urtato il pavimento nel tentativo di bilanciare il peso e sentivo pulsare dietro la nuca. Rimasi immobile…chiudendo gli occhi…per assorbire la forte botta. Non riuscivo a capire se quello che sentivo dentro dipendesse dalla caduta o dalle feroci parole che Edward aveva sparato su di me.
Ebbi un capogiro e per un attimo persi i sensi…
Sentivo ancora la voce di Edward pronunciare il mio nome , ma era lontana…come un’eco che rimbalzava dentro la mia testa.
Sentivo le sue mani toccarmi…scuotermi, ma non riuscivo a reagire pur consapevole che avrei dovuto farlo.
Persi per qualche minuto o forse più la cognizione del tempo…ma continuavo a sentire quelle voci….ora erano di più…
Mi sentii sollevare da terra e trasportare altrove…tra coltri soffici che mi accolsero…Il profumo di bucato fresco...odori familiari….vacillai qualche altro istante e poi mi riebbi.
 Riconobbi la voce profonda di Jasper che mi parlava vicino al viso…e riaprii gli occhi. Stava passando un panno fresco sulla mia fronte…il senso di freddo e umido mi infastidì ed ebbi un brivido.
- Isabella tutto bene? – Annuii senza riuscire a parlare.
- Dimmi dove senti dolore. – Faticavo a muovere qualsiasi parte del corpo. Indolenzita, sentivo l’intero scheletro dolorante.
- Hai battuto la testa e preso qualche botta. Ora dimmi se facendo così ti faccio male. – Sollevò la gamba contusa piegando il ginocchio e gemetti quando la piegò di più.
- Non ci sono fratture…fortunatamente hai solo preso una bella botta. Ti è andata bene, avresti potuto farti molto peggio. La testa? Come va? Prova a parlare su…fammi sentire la tua bella voce. –
Passai la mano sulla fronte bagnata e sospirai.
- Dov’è Edward? –
- Sono qui Bella…va tutto bene. – Voltai la testa all’altro lato del letto e lui era lì…La mano appoggiata sopra le coperte accanto a me, con l’aria colpevole e il sopracciglio aggrottato per la preoccupazione.
Gli sorrisi…ma poi ricordai…e abbassai lo sguardo.
- Credo che ti rimetterai in un paio di giorni, forse tre, ma devi rimanere a riposo altrimenti ci metterà molto più tempo. Per oggi rimani a letto, domani potrai alzarti, ma cerca di non camminare sopra a quel ginocchio. Deve riassorbirsi l’ematoma e se non lo farai ti si formerà dell’acqua e il dolore aumenterà. –
Jasper stava rimettendo le sue cose nella valigetta. Mi stupii di vederlo in casa nostra.
- Sei venuto qui per me? – Sorrise e mi diede un buffetto sulla guancia.
- Amore mio lo sai che per te farei qualsiasi cosa…ma no. Ero qui per recuperare la valigetta che avevo lasciato qui stamattina e guarda caso…avevi bisogno di un dottore. Poi non dire che non sono un angelo mmh?- Si abbassò baciandomi la fronte.
- Stamattina? Per cosa? – Ero perplessa e curiosa. Qualcosa mi sfuggiva.
- Certo. Per Edward. Il ragazzo sta rimettendo in moto le gambe e per il tagliando aveva bisogno di uno specialista….ed eccomi. Chi altri se non me. –
Fece un giro su se stesso, mostrandosi orgoglioso.
Era proprio un buffone, ma gli volevo bene.
 Lui e Alice erano sempre stati gentili e quando avevamo avuto modo di passare del tempo insieme c’eravamo sempre tanto divertiti.
Mi mancavano le nostre serate al ristorante e le pazzie in discoteca.
 Jasper amava vivere a mille, era un vulcano e non era permesso annoiarsi quando si era in sua presenza. Non era mai accaduto.
Mi resi conto solo dopo pochi istanti di quel che aveva detto e mi voltai verso Edward con aria interrogativa. Spalancava gli occhi e con un mezzo sorriso mi confermò di non essermi sbagliata.
- Vuoi dire che…- Non trovavo il coraggio di finire la frase, ma lui la terminò per me.
- ..le mie gambe stanno reagendo. Ieri sera ho avuto il primo accenno e stamattina entrambe le gambe….beh…diciamo che….-
- Oh andiamo diglielo! – Jasper impaziente intervenne in suo soccorso.
- Lo farò io allora. Bella…mia cara…il qui presente uomo senza palle sta recuperando l’uso delle sue belle gambe da tennista fallito. –
Colorita o no, la notizia mi lasciò senza parole…
- Non esagerare Jasper…non si sa come andrà. – Abbassava lo sguardo, come al solito non aveva fiducia nella sua guarigione, mentre io ci avevo sempre creduto e non riuscii a fare a meno di gioire.
- E’ meraviglioso…- Cercai di sollevarmi , ma il dolore alla spalla e alla testa mi costrinse a rinunciare e mi lasciai ricadere sul cuscino morbido.
- Non sforzarti…rimani qui tranquilla …tanto lui di qua non scappa. –
Desistetti, appoggiai il braccio coprendomi gli occhi.
Il mal di testa stava aumentando e sentivo il bisogno di chiuderli…ma quella notizia era troppo bella per non festeggiarla.
- Bisogna festeggiare allora…vero Jasper?..Non so…un brindisi o qualcosa di simile.- Cercavo di essere spiritosa…anche se lo sforzo di controllare l’ansia e la gioia allo stesso tempo era troppo faticoso da sostenere in quelle condizioni.
- Abbiamo già festeggiato abbastanza prima di pranzo. Edward deve essersi scolato una bottiglia intera per ridurre il bagno in quel modo, ma con il vino che tiene in cantina direi che questo è inevitabile. Non è così? –
Edward annuì facendo segno con le dita che le bottiglie erano due e non una soltanto.
- E’ davvero uno spreco Edward, Immagino che tu ora non ti regga in piedi….-
Ironizzava pesantemente…ma soltanto a lui era permesso di farlo.
Da mesi lo ridicolizzava per spronarlo a reagire al suo problema…e sembrava funzionare.
- Ora vi lascio o Alice sguinzaglia i cani. Mi lascia fare ciò che voglio, ma non devo tardare per cena o diventa una belva…..ahh…le donne…chi le capisce è bravo. – Mi sorrise e mi baciò la guancia.
- Stai tranquilla…non è niente e presto sarai in forma smagliante come sempre.-
- Grazie Jasper…di tutto. – Non disse nulla, ma scambiò con Edward uno sguardo d’intesa. C’era molto che non sapevo, ma per il momento mi accontentai di quel che mi era stato detto. –
La porta di casa si chiuse e tra noi calò nuovamente il silenzio. Non resistetti alla tentazione di guardarlo e lentamente mi voltai. I suoi occhi erano puntati nei miei ed erano dolci…teneri, privi di quell’amarezza e di quell’odio che solitamente faceva loro da scudo. La luce della lampada accesa sul comodino rifletteva sulla sua iride verde mare,  regalandomi quei bagliori che solo i suoi occhi riuscivano a riprodurre. La dolcezza mi pervase e le lacrime salirono spingendo, ma non permisi loro di scendere, ingoiando quel groppo che insisteva a riformarsi in gola ripetutamente.
- Mi dispiace…- Lo disse pianissimo, ma il mio cuore lo sentì.
Quel sussurro mi fece quasi svenire. Era quella la voce che stavo quasi per dimenticare e talvolta nei miei sogni risentivo come l’eco di un bel ricordo. Godetti di quell’attimo….ma ne volevo ancora.
- Edward..io…- La diga cedette e le lacrime scivolarono lente…
- Shhh…non dire niente. Non adesso. –
 Si sporse in avanti e appoggiò la mano sul mio viso. Chiusi gli occhi e iniziai a singhiozzare. Mi abbandonai su quelle dita calde e morbide e mi sentii quasi di impazzire quando allungò anche l’altra raccogliendomi nelle sue mani.Mi accoccolai baciando i bordi del palmo e i pollici che continuavano a cercare le mie labbra. Piansi senza freni, lasciando che quel momento si imprimesse nella mia anima che da tempo agognava di poter ritrovare quell’estasi. Era bastato quel gesto a riportare luce dentro di me e mi sentivo quasi volare. Temevo di riaprire gli occhi e di veder svanito il suo sguardo, ma invece trovai ancora quel mare di velluto verde ad accogliermi e a coccolarmi. Le lunghe ciglia incorniciavano delineando l’eleganza del taglio dell’occhio e rimasi come sempre a confrontare tra loro le diverse espressioni di entrambi. Amavo i suoi occhi….le sue labbra morbide e quel naso irregolare che lo rendeva unico. Era ancora a petto nudo e allungai la mano per toccarlo. La peluria rada sul petto era un richiamo al quale avevo sempre faticato a resistere. Scivolai con le dita sul torace…graffiando appena la superficie pallida…ebbe un brivido e la pelle me lo descrisse. Era bellissimo e il calore profumato del suo corpo continuava a risvegliarmi pensieri che desideravano essere soddisfatti. Lo sentii irrigidirsi e prendere la mia mano sulle sue. La portò alle labbra e la baciò teneramente…dove sapeva bene mi facesse impazzire. Quel tocco lieve mi fece gemere e lui lo sentì…Nel volto gli si dipinse sofferenza e abbassando lo sguardo ripose la mia mano sul letto…abbandonandola.
- Ora sarà meglio che riposi. Chiudi gli occhi…-
Stava nuovamente chiudendo le porte del suo cuore…sentii il tonfo quando sprangò ogni mia illusione escludendola ancor prima di uscire. Cercai un varco.
- Resta con me…ti prego. – Si fermò un attimo…guardai quelle spalle curve…arrese.
- Più tardi…ora devo fare un paio di cose. Buonanotte Isabella.-
Avevo perso di nuovo…ma mi aggrappai a quel suo gesto di tenerezza e consumando le mie lacrime…mi addormentai….

sabato 7 gennaio 2012

Capitolo 12


Capitolo 12 – Edward



      Stavo ancora sognando quando Rose venne a svegliarmi.
Sensazioni dolci…risate lontane…in luoghi che mi parvero familiari.
La forte  luce che entrò dalla finestra all’improvviso li dissolse, lasciando al loro posto la solida realtà.
Il sapore delle labbra di Isabella però sembrava vero…
Leccai le mie per sincerarmene…ma era solo un’amara fantasia.
Lasciai che scivolasse via e sollevai le palpebre.
-      Buongiorno Edward. –
-      Ciao Rose. – Le membra intorpidite, un dolore al collo.
Mi stiracchiai allungando le braccia e di riflesso…inaspettatamente…il muscolo della gamba destra si contrasse.
Lasciai sfuggire un gemito...più di sorpresa che di dolore e lei fu subito sopra di me.
-      Che cosa succede…ti fa male? –
Mi tastava le gambe per vedere se fossero nella posizione corretta e con mano esperta le sistemò massaggiandole. Non appena sfiorò il punto dove avevo sentito lo spasmo la gamba sussultò ed entrambi ci guardammo cercando una risposta.
-      Sei stato tu? – Ero immobile…come fossi in attesa della scossa di assestamento.
-      A quanto pare si! Riprova…dai, toccami! – Rose sorrideva emozionata.
-      Qui? –
Ancora una volta …anche se in modo impercettibile, la gamba si mosse.
Sembrò eccitata.
 Lo ero io più di lei.
-      Dobbiamo chiamare il medico. Il Dottor Hale deve assolutamente sapere. – Gli occhi le brillavano.
Fece per allungare la mano verso il cassetto del comò, accorgendosi del cellulare riposto sul ripiano.
Si voltò verso di me chiedendosene il motivo.
 Conoscevo le sue espressioni e non servivano parole per capirci.
-      Ho chiamato mio fratello. Ha avvertito lui il Dottor Hale, Verranno insieme questa mattina per un controllo. –
Era perplessa.
-      Non capisco, mi sono persa qualcosa? –
 Sembrava leggermente offesa del fatto di non essere a conoscenza di questi dettagli.
-      Perdonami Rose …non potevi sapere. –
-      Che cosa dovrei sapere? –
Aveva incrociato le braccia sotto al seno, sollevandolo un po' nel movimento e posato il peso su un fianco attendeva le mie risposte.
Era splendida.
La luce del Sole accendeva il caldo colore biondo dei capelli illuminandola. Li aveva raccolti in alto valorizzando il viso perfetto…senza un filo di trucco. La scollatura metteva in risalto il tenero solco tra i seni e senza volere mi ci soffermai.
 Fu un attimo.
 Lei se ne accorse e a disagio cambiò subito posizione.
-      Ieri sera…non chiedermi come sia successo, non lo so proprio… sono riuscito a muovere il piede. –
-      Che cosa? – Si sciolse subito e venne vicino a me.
-      In realtà non è che lo abbia voluto…si è mosso e basta. –
Non ricordavo chiaramente quel momento, sapevo solo che il piede non era al suo posto e che a farlo non potevo che essere stato io.
-      Stavi cercando di alzarti? Solitamente è un riflesso condizionato dal desiderio di mettersi in piedi. – Parlava concitata.
-      Non lo so Rose…non connettevo. Ero fuori di me. –
La vidi gettare uno sguardo veloce al letto accanto al mio.
Era intatto e questa cosa poteva voler dire molte cose.
Mi ero accorto del fatto che Rose non amasse particolarmente parlare con Isabella e di come evitasse di incrociarla allontanandosi da casa quando sapeva che sarebbe tornata.
 Non avevo mai indagato sulla ragione di tutto questo…e preferii continuare a farlo.
-      Capisco. – Fu tutto ciò che disse…e gliene fui grato.
-      Beh! L’importante è che ci sia finalmente un miglioramento e sono sicura che più tardi i medici  ne daranno conferma. –
Lisciò il camice scorrendo le mani sulle proprie forme.
 Era un rituale che ogni volta faceva prima di comunicarmi quello che aveva intenzione di propormi.
Rimasi ad osservare le sue dita scivolare lente…quelle piccole e delicate mani che da mesi erano le uniche a toccarmi.
Cercai di distrarmi sollevando le coperte.
-      Sarà meglio prepararsi.  Allora Edward, quando hai detto che verranno? –
Sollevai gli occhi sulla sveglia accanto a me sospirando.
Erano quasi le nove e nel giro di poco Jasper sarebbe arrivato.
Era sempre stato uno scapestrato e ,al contrario di me, ancora continuava ad esserlo. Quando eravamo ragazzi uscivamo la sera con gli amici e puntualmente rientrava all’alba, il più delle volte ubriaco.  Questo non aveva minimamente influito sulla resa della sua mente brillante che in pochi anni lo aveva fatto arrivare dov’era.
Incontrare Alice lo aveva per molti versi cambiato, ma il suo animo ribelle era rimasto intatto e per averlo con sé quella dolcissima ragazza era dovuta scendere a qualche compromesso.
Lui l’aveva sposata e le aveva dato un figlio…e lei in cambio non interferiva con il suo bisogno saltuario di evasione.
Nonostante questo sembravano felici…e affiatati e osservarli aveva ispirato molte delle mie storie più riuscite.
-      Dovrebbero essere qui a momenti…accidenti quanto ho dormito…dammi una mano ti prego. –
Mi aiutò a sollevarmi.
Mentre mi stringevo a lei per permetterle la manovra, il campanello suonò.
Ci voltammo insieme, sfiorandoci il volto…gli occhi nei miei.
Le labbra ad un soffio …potevo sentire il profumo dolce del suo respiro…intrecciato all’aroma di fresia ed iris che come sempre l’accompagnava…Cloè.
-      Andrà ad aprire la governante… - Sussurrai.
 Pausa. Solo respiri.
-      Oggi non c’è …ha chiesto un giorno di permesso. –
Balbettò passandosi la lingua sulle labbra…e mordendole subito dopo.
Mi eccitai.
Ero avvolto dal suo corpo morbido…dall’odore della sua pelle…dal suo respiro accelerato….e come uno scemo sorrisi.
Lei  fece altrettanto e poi rise in modo nervoso.
-      Lo trovi buffo? – Scherzai, cercando di stemperare quel momento di imbarazzo.
-      Ti prego non farmi ridere o rimaniamo così fino al tramonto…perdo le forze.-
Mi sedette a fatica sulla sedia quasi cadendomi addosso e poi tornò a lisciarsi il corpo al solito modo, sembrava che d’un tratto tutto di lei mi eccitasse…e la cosa mi piaceva….la assecondai. Non mi sentivo così da una vita.
-      Vai…io ti seguo.-
Le guardavo il fondoschiena deliberatamente…desideroso di capire se in me ci fosse ancora quello stimolo primitivo.
-      In mutande?-
-      Ti prego…è mio fratello. Non c’è niente che non abbia visto di me.-
-      Si, ma ci sono anch’io…- Sembrava a disagio, ma continuava a camminare.
-      Oh andiamo….apri quella porta. –
Mi spingevo con le braccia, mentre le mie gambe, pallide e magre per la forzata immobilità, rimanevano in bella mostra.
Rose si schiarì la voce, afferrò la maniglia e aprì con decisione.
-      Buongiorno Dottor Cullen, Dottor Hale….prego, accomodatevi. –
-      Buongiorno a voi…-
Il tono di Jasper si fece suadente non appena la vide.
Puntò lo sguardo sulla scollatura di Rose che per pudore la coprì appoggiandovi la mano.
-      Ciao Jasper…Buongiorno Dottor Hale. Felice di vedervi. –
Il giovane medico al fianco di Jazz mi venne incontro tendendomi la mano.
-      Edward, la vedo in forma. –
-      Come vorrei fosse vero…- Gliela strinsi in modo deciso.
-      Siamo qui per verificarlo no? -
-      Ehi fratello….abbiamo interrotto qualche cosa? – Sorrisi.
L’ironia nelle voce di Jasper fece arrossire la povera Rose che con un breve cenno fece loro strada verso il salotto. Non era cosa solita condurre una visita direttamente in casa dei pazienti, ma essere il fratello del Primario giocava a mio favore.
-      Questa casa è sempre uguale Eddy…non sei stanco di stare sempre qui dentro?-
I suoi modi non erano dei più ortodossi, ma sapevo bene che dietro quell’ironia grossolana lui stava facendo il suo lavoro…e lo faceva bene.
-      Chiamerò un arredatore va bene? Non voglio che tu debba sopportare tutto questo nelle poche…sporadiche …quasi nulle…volte che vieni a trovarmi. –
-      Vuoi fare lo spiritoso eh? Bene…molto bene. Perchè dopo che ti avremo rivoltato come un calzino sarà l’unica cura che ti darò. Dovrai uscire di qui e andartene a divertirti da qualche parte. Non mi importa dove, purchè cambi aria.-
Pensare di uscire di casa mi spaventava a morte e quei tre mesi passati ad osservare l’inverno dalla finestra non avevano fatto altro che convincermi a non farlo.
-      Lo vedremo Jazz…lo vedremo. – Risposi afflitto.
Quando mi si prospettava l’idea di agire diversamente da come ormai ero abituato a fare, mi veniva spontaneo rinchiudermi nei miei silenzi, dove nulla cambiava mai e dove mi sentivo protetto. La paura piegava ogni mia volontà e lasciarsi guidare ovunque questa mi portasse era la soluzione più comoda.
-      Allora direi che possiamo cominciare. –
Il giovane Hale era ansioso di procedere. Jasper lo seguiva personalmente perchè credeva molto nelle sue potenzialità e lo considerava un degno erede di tutto il suo lavoro.
Ci spostammo nella piccola palestra dove le attrezzature avrebbero permesso di verificare lo stato delle mie funzioni motorie e la reattività del tono muscolare.
Ogni esame diede un esito più che positivo.
 Con le dovute stimolazioni entrambi gli arti reagirono agli impulsi.
 Anche se in modo blando, la sensazione di sentire le mie gambe mi fece quasi piangere e alla fine delle prove Jasper volle parlare in privato con me.
-      Sentimi bene Eddy. Come hai visto tu stesso i miglioramenti sono in corso e sono sicuro che ti rimetterai in piedi…ma….-
 Fece una pausa e mi costrinse a guardarlo seriamente.
-      Quello che stai facendo non basta. –
-      Che cosa vuoi dire? –
Sapevo dove voleva arrivare, ma lasciai ugualmente intendere di non esserne consapevole.
-      Devi uscire da questo circolo vizioso che ti sei creato e affrontare quello che c’è lì fuori. Hai bisogno di stimoli esterni o sarà tutto inutile,lo sai. –
Abbassai gli occhi. Non ero pronto ad affrontare questa cosa e oltretutto non sapevo nemmeno come fare.
-      Lo so Jazz. –
Lo assecondai per impedirgli di insistere con quel discorso, ma lui mi conosceva abbastanza da capire che stavo fingendo.
-      Non è vero…non lo sai. E dimmi, come stanno andando le cose con Bella? Le stai dando la possibilità di aiutarti a risolvere l’altro problema?-
Come al solito andava dritto al sodo senza tergiversare e colpiva dritto al segno.
-      Non è facile. Sembra che l’effetto sia contrario. –
Quasi non mi andava di parlarne, ma dovevo farlo.
-      Cosa intendi? –
-      Beh…Il pensiero di non poterle dare quello che avevamo prima mi inibisce al punto che …insomma…ho il rifiuto. E la… allontano.-
-      Ma ci hai provato? Intendo dire… veramente?-
-      Non gliel’ho permesso. –
Mi rigiravo una penna tra le dita, trovata sopra la mia scrivania. La riconobbi. Hotel Montego Bay…era la scritta riportata sopra…il nostro viaggio in Jamaica. La riposi dove l’avevo trovata rifiutandomi di ricordare.
-      Al diavolo Edward e come pensi di fare allora? Ti prendi una bambola gonfiabile? Oppure potrei mandarti una escort…ne conosco un paio che farebbero resuscitare anche i morti. –
-      Finiscila Jazz…non mi va di scherzare. –
-      Allora è tempo che tu ti dia da fare o finirai per perderla veramente. Il tuo è soltanto un blocco mentale, l’incidente non centra nulla. Hai sempre detto che come con lei nessuna mai nella tua vita e questo ti dovrebbe bastare. Oltretutto Isabella ti ama…e su questo non vi sono dubbi. Non è così? –
Vacillai sulla risposta.
 Sentivo ancora il suono familiare della voce di Isabella.
 Giurava di amarmi ancora, ma la verità che nascondeva alimentava i miei dubbi a riguardo….facendoli apparire come certezza.
Non sapevo più quale fosse la realtà.
-      Non lo so …io..-
-      Smettila di dire cazzate. Ne sono più che certo. Ma si può sapere cosa vuoi veramente? Sei davvero disposto a perderla? –
Immaginare la mia vita senza di lei mi parve follia.
Incontrarla aveva reso splendente tutto ciò che mi circondava ed ora che mi era lontana quella luce si era spenta.
Non avevo osservato la cosa in quel senso…mi ero solamente lasciato travolgere dal buio.
Mi mancava il suo calore, ma non trovavo via d’uscita a quell’orrenda situazione in cui versava la nostra vita.
-      No Jasper…perderla è l’ultima cosa che voglio. –
Lo guardavo implorando l’aiuto che doveva invece venire solo da me.
-      Quindi devi agire…e lo devi fare in fretta. Fatti coraggio e avvicinati a lei. Ti parlo da fratello e non da medico. Una volta che vi troverete
tornerai a sentirti completo. –
Mi diede una pacca sulla spalla e tornò al suo umore scherzoso.
 Maledii la mia debolezza e cercai di riscuotermi.
-      Vogliamo brindare? – Mi sforzai di sorridere, anche se la paura mi stava già trascinando al buio.
-      Certamente.-
Raggiungemmo gli altri che conversavano tranquillamente seduti nel salone. Rose sembrava a suo agio nel ruolo di ospite e quando ci vide arrivare si alzò venendoci incontro.
Le chiesi di prendere una delle bottiglie migliori che conservavo gelosamente nella mia riserva personale e Jasper fu felice di accorgersi che in fatto di vini fossi ancora un intenditore.
-      Ho una proposta fratello. E’ quasi ora di pranzo, ti andrebbe se uscissimo tutti insieme? Ti proporrei un posticino qui vicino che cucina piatti davvero unici…e..-
-      Non credo sia una buona idea…Non adesso…-
-      Invece credo che lo sarebbe perchè vedi…-
-      Non insistere!!- La risposta fu secca. Definitiva. Mise a tacere il suo entusiasmo e accelerò il mio bisogno di alcol.
Ingoiai l’intero bicchiere di vino fresco, facendo schioccare la lingua che sentivo intorpidita per l’agitazione.
-      D’accordo…allora noi togliamo il disturbo e vi lasciamo soli. –
Rose si era accorta del mio cambio d’umore e fu lei ad accompagnarli alla porta. Prima di uscire Jasper si voltò dalla mia parte.
-      Ricorda quello che ti ho detto Edward. Conto su di te. –
Alzai i pollici e strizzai l’occhio come si faceva da ragazzi e rimasi ad osservarlo andarsene, mentre l’ansia ricominciava a montarmi dentro.
Troppe cose tutte insieme.
La discussione con Isabella…
Il risveglio improvviso delle mie gambe…
La paura di non farcela..
Gli ultimatum di Jasper.
Mi versai un altro bicchiere e lo trangugiai senza pensare che Rose fosse in quella stessa stanza ad osservarmi.
-      Edward…perché non sei felice? Dovresti esserlo. Ce l’abbiamo fatta.-
La guardai.
Nello sguardo c’era gioia sincera per  aver contribuito al mio piccolo successo ed io bevevo pensando solo a me stesso…senza dare il giusto peso a tutto quello che aveva fatto lei per me. Le sorrisi di cuore, mentre l’alcol cominciava ad entrare in circolo sciogliendomi la lingua.
-      Oh Rose…dimmi…cosa mai sarei senza di te! –
Riempii anche il suo bicchiere e porgendoglielo la invitai ad un brindisi.
Si avvicinò e mi sedette accanto. Rimase in silenzio e sollevando i calici festeggiammo quel piccolo successo che per me rappresentava un nuovo inizio.
-      Sono felice Rose, felice di averti vicina. Non sai quanto ti sia grato di tutto ciò che fai . Sei una buona amica e non sarei dove sono senza il tuo aiuto. -
Allungai la mano cercando la sua. Fu un gesto innocente e lei fu lieta di donarmela. Trattenni quelle dita fresche tra le mie e subito mi sentii più leggero. Starle vicino mi dava la pace che altrimenti non avrei trovato mai ed in cuore mi resi conto di volerle bene.
Parlammo di tutto.
Alla prima bottiglia se ne sostituì un’altra, presa senza che Rose se ne accorgesse, mentre preparava qualcosa da mangiare.
Era da tempo che non mi sentivo così bene.
Rimasi poi al pianoforte per quasi un’ora.
Lasciai che l’alcol mi portasse lontano, al tempo in cui nulla mi spaventava..tranne la solitudine.
Ora era la mia unica compagna…insieme a Rose.
Sorseggiai l’ultimo calice.
Cercai Rose, che come il suo solito si era eclissata lasciandomi il mio tempo.
La trovai nella stanza da bagno.
Aveva preparato la vasca.
Accaldata stava sistemando tutto intorno quel che mi sarebbe servito. Sembrava di buon umore, il vino l’aveva disinibita e aveva scherzato con me tutto il pomeriggio.
-      L’avevo dimenticato…mancava il bagnetto. - Ironizzai un po’ sbronzo.
La testa mi girava ancora e avevo una gran voglia di ridere.
-      L’ultimo sforzo e poi per oggi hai finito. Vieni qui che ti do una mano.-
-      Non credo di farcela sai? Preferirei andarmene a letto come sono. –
-      Non se ne parla proprio. Non te lo permetterò. Vieni qui!- Sorrideva.
Si era tolta gli occhiali, appannati dal vapore che aleggiava nella stanza rendendola quasi soffocante. I capelli le scendevano a piccoli ciuffi sulla fronte sudata e si era tolta il camice per muoversi meglio. L’abito nero che indossava non aveva niente di sexy…ma le linee morbide che lo riempivano accendevano le mie fantasie.
Mi avvicinai.
Cominciò a spogliarmi…senza fretta.
Blateravo cose sciocche.
Lei rideva leggera delle mie battute.
Osservavo i suoi movimenti.
Sentivo il tocco delle sue dita familiari scorrere sul corpo.
Alcune note si diffusero nella stanza.
Aveva pensato anche a quello.
Le appoggiai la mano sulla spalla minuta.
Con l’indice le sfiorai il collo…seguendone le curve.
Linee immaginarie che portavano all’adorabile fossetta alla base della gola.
La immaginai sotto quegli abiti…vestita solo della sua pelle.
Era perfetta.
Non disse nulla…ma mi sorrise innocente.
Sentivo qualcosa dentro…un richiamo che mi invitava a toccarla…di più.
Si sollevò impedendomi di farlo e rimasi ad osservare, come immagini rallentate, gli angoli delle sue labbra che pian piano si sollevavano.
-      Hai un sorriso bellissimo, lo sapevi?  -
Era leggermente alterata dall’alcol e gli occhi le brillavano più del solito.
Liberi dalle spesse lenti sembravano molto più grandi.
Quel blu intenso mi ricordò i cieli estivi.
-      Non scherzare. Lo so che hai bevuto un po’ troppo. –
-      No no…non scherzo, sei proprio bella. –
-      Mmm grazie….anche tu! –
-      Dici?- Scoppiai a ridere e lei con me.
Ero nudo, ma non avevo la forza di vergognarmene.
-      Mi devi aiutare mia cara Rose, perché proprio non mi reggo in piedi. –
Riscoppiai a ridere dell’assurdità della battuta.
-      L’hai capita?- aveva le lacrime agli occhi dalle risate e non era mai stata tanto bella come in quel momento.
Mi avvolse sollevandomi e quasi mi trascinò fino al bordo della vasca.
Godetti del morbido contatto. Non riuscivo a non ridere.
Mi sedetti un po’ in equilibrio precario.
-      Che occhi grandi che hai Rose…-
-      E’ per guardarti meglio…. – Mi fece il vocione da lupo e scoppiammo a ridere da matti e nella concitazione scivolai all’indietro, dentro la grande vasca, aggrappandomi alle braccia di Rose che inciampò a sua volta cadendo in acqua sopra di me.
-      Oddio…forse non è proprio il momento giusto per dirlo Rose, ma non mi sono mai divertito tanto in vita mia. –
Annaspava cercando di non pesare sopra di me.
 Ancora rideva, mentre la stringevo fingendo di aiutarla.
 Il contatto del suo corpo sopra al mio fu devastante.
Mi parve all’improvviso di sentire ogni muscolo reagire e la toccai.
Sfiorai quasi per caso il seno nel tentativo di aiutarla a rialzarsi e quando si aggrappò al bordo per sollevarsi grondante la spinsi dal basso coprendo con l’intera mano quel sedere da sogno.
Sembrava che la cosa la divertisse…ma dietro a quei sorrisi colsi qualcosa di più. Notai come mi guardava quando credeva che non la vedessi…e il fatto che la mia nudità non le creasse nessun disagio.
Non avevo vergogne nei suoi confronti.
Era come se mi conoscesse da sempre.
-      Mi dispiace tanto, non volevo perdonami. – Mi giustificai.
-      Abbiamo fatto un disastro. – Uscendo aveva allagato il pavimento.
-      Di questo non mi importa, ma stai bene? Ti sei fatta male? – Il tono rimase ilare…il vino stava facendo la sua parte.
-      No, assolutamente…e tu? Ti sono caduta proprio addosso. –
-      Non me ne sono nemmeno accorto. –
Ci guardammo e la situazione era talmente comica che non potemmo che riprendere a ridere come due sciocchi.
Mi lavai in fretta e ancora tutta bagnata mi aiutò ad uscire maledicendosi per la malaugurata idea.
-      Ora sei a posto. Mio dio guarda che roba. –
 Si guardava il vestito incollato al corpo senza capire quanto mi costasse stare lì a guardarla senza allungare le mani.
-      Ti devi assolutamente cambiare. –
Avrei preferito che lo togliesse e basta.
-      Non ho niente con me, proprio ieri ho portato a casa il cambio di abiti e quindi non ho nulla, maledizione.-
-      C’è un armadio pieno di vestiti di Isabella di là, trova qualcosa che ti vada bene. –
-      Non credo di potere. –
-      Ti do io il permesso. Anzi è un ordine. –
-      Allago anche il resto della casa se esco così. –
Sembrava appena uscita dalla copertina di un calendario sexy. Mi costrinsi a non farglielo capire.
-      Togliti tutto dai…lì ci sono gli asciugamani. Ti avvolgi in uno di quelli e vai di là. Sbrigati che stai colando dappertutto.-
-      Si…Tu girati però. –
-      Ma certo scusa. –
Mi voltai verso al finestra.
 Fuori ormai era buio.
Sentivo lei armeggiare dietro di me.
Movimenti veloci. Ridacchiava.
-      Questa situazione è da pazzi…mio dio. Sono imperdonabile. –
L’effetto del vino stava svanendo e la lucidità la riportava all’ordine.
-      Jasper ha detto che ho bisogno di distrarmi…beh…non so se intendesse questo, ma funziona. –
Esplosi a ridere, mentre mi godevo ogni istante di quel che accadeva dietro di me…riflesso nel vetro un po’ appannato.
-      Non facciamoglielo sapere ti prego. –
-      Ok…-
 Era uscita veloce, in punta di piedi, privandomi dello spettacolo al quale stavo assistendo.
Passai la mano tra i capelli sospirando.
Chiusi gli occhi un istante assaporando quel senso di benessere e ripensando alla situazione buffa scoppiai nuovamente a ridere.
Quando li riaprii Isabella era davanti a me.
Rimasi allibito dalla sua faccia.
-      Ciao. – Fu quel che mi venne da dirle.
Quando Rose apparve accanto a lei con l’abito che le avevo regalato l’anno prima realizzai la situazione…
Mi sentii un idiota.
Mi guardavano entrambe….non seppi che dire….